Qualcosa, là fuori di Bruno Arpaia e COCOAA 2017.

Articolo di Renata Summo-O’Connell | © cocoaaprojectorg

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Resistere per sopravvivere e vivere: la narrazione dell’esodo di un gruppo di migranti ambientali dall’ Europa del Sud verso la Scandinavia narrato da Bruno Arpaia in Qualcosa, là fuori, il suo ultimo libro pubblicato da Guanda nel 2016, sembra all’apparenza un’occasione insolita per un evento all’interno di una manifestazione di arte contemporanea quale COCOAA vuol essere.

Ci sono però dei momenti nella vita di una collettività dove le caratteristiche delineanti di un’espressione artistica,  già permeabili di per sé, come accade nella scrittura, valicano velocemente qualsiasi linea per debordare, per aggregarsi in dialogo, per sfumarsi e mutare al di là della pagina.

In questo momento storico così significativo, COCOAA, in quanto progetto di riflessione collettiva, di celebrazione dell’arte nella società, di esplorazione di forme di espressione e di contenuti specifici,  ha scelto di parlare di resistenza.

In particolare come curatore dicevo recentemente che:

in un periodo dove il conflitto è visto come una caratteristica eminente dei nostri tempi, si constata da un lato la tendenza tra individui, gruppi e società, a evadere dalla realtà, quasi a sparire, dall’altro a sentirsi soffocati e frenati dal presente.

La scelta di Arpaia di scrivere di un mondo sconvolto da un’estesa desertificazione e danni naturali catastrofici, riporta al tema della scelta, del coraggio, della resistenza, appunto. Per resistere però ci vuole speranza.

Con COCOAA 2017 si è proposto di:

 considerare la resistenza come un possibile modo di esistenza nella vita contemporanea, resistenza intesa come rimanere forti, come abbracciare “l’essere qui”, resistenza a un sistema di controllo dell’’informazione e del potere, ma anche resistenza alla morte e a quello che rappresenta la morte.

In Qualcosa, là fuori Bruno Arpaia va al di là dello scrivere, della dinamica narratore / lettore, spinge al di là della pagina: sfida, provoca, dà possibilità, dà opportunità di scelta in un modo che ricorda la libertà che l’artista visivo contemporaneo lascia a chi fruisce del suo discorso.

Non ricordo narrativa che mi abbia sfidato così come Qualcosa, là fuori è riuscito a fare. Sfida perchè Qualcosa, là fuori davvero lascia liberi di scegliere. E’ in questo senso che io ho avvertito in Qualcosa, là fuori le qualità di un’opera d’arte visiva: il debordare plastico dalle pagine non di parole ma di proposte, di ideee, di soluzioni, di opzioni.

Un libro che costantemente ci inchioda nella realtà che fluida attraversa il tempo, il tempo da cui scorre un rivolo di freddo, di caldo, di arido, di febbricitante, di idee, di rielaborazioni, di contaminazioni: perchè Qualcosa, là fuori, proprio come una vera grande opera d’arte visiva, contamina volutamente, saccheggia e ricrea, introduce e ritira, sfida e conforta, accompagna e lascia.

Qualcosa, là fuori, in un senso propositivo e di denuncia, è il Guernica di Arpaia dove la narrativa spaventa tanto quanto denunci, sfidi e ispiri. E’ suo il dito medio come in Ai Wei Wei in Study of Perspective: come sinonimo di disobbedienza è la resistenza dell’umanità in fuga in Qualcosa, là fuori.

Arpaia ha avuto molto coraggio e infonde coraggio, non nasconde l’orrore ma esplorando umanità rende umane le catastrofi e le derive, le sconfitte e le perdite. Se si parla dell’abbracciare l’essere qui, della resistenza come un modo di essere nella contemporaneità, Qualcosa, là fuori  rende possibile questo perchè racconta esattamente questo.

Sono d’accordo con Carlo Rovelli che dalle pagine del Corriere della Sera ringrazia Arpaia per questo libro (  http://www.corriere.it/cultura/16_aprile_28/libro-guanda-bruno-arpaia-qualcosa-la-fuori-rovelli-001062d6-0d58-11e6-9053-86a90bf524d0.shtml). Ma anche questo conferma la natura ibrida del discorso artistico che sguinzaglia nelmondo questa opera come una scultura, un’installazione, un film, creando nell’interlocutore un bisogno di risposta.

Nel caso di Rovelli Qualcosa, là fuori ha meritato un grazie.

Davanti all’ acquisizione di un’opera che non ci lascia, che si incastra negli occhi e nella mente, che profuma, urla, sorride, piange, che ci spinge sul bordo del precipizio ma che ci ridona il tempo e la possibilità di scelta,  Qualcosa, là fuori, è un libro che non è un libro, è qualcosa che non è quello che sembra, proprio come succede alle opere d’arte.

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